W IL CARNEVALE E W IL MARTEDI’ GRASSO!

Per le strade sfilano le varie maschere tradizionali, tra coriandoli scherzi e balli, ci si abbuffa con le tante specialità locali e infine si assiste al funerale di Carnevale che, dal troppo mangiare, schiatta sazio e contento per lasciar posto a Carnevalicchio. Tutti onorano la sua morte con cupa-cupatroccoletricchebballacche e organetto, tutti pizzicati dal demone del divertimento, dell’amore e dell’appetito compulsivo… solo una donna piange il povero Carnevale: sua moglie Quaremma, che porterà un lutto di quaranta giorni e poi si vestirà a festa per la Pasqua e la nuova primavera.

E’ impossibile rinunciare alle mille bontà di questi giorni, quando ancora la carne è la protagonista di tutte le tavole lucane. Non carne qualunque, ma esclusivamente carne di maiale in tutte le salse, in ogni tipo di intestino o di involtino…

San Mauro Forte di scena sono campanacci e campanelle, sbatacchiati con grande forza affinché il loro suono scacci il male. Chi si trova circondato da gruppi di campanacci non può fare altro che calmare le maschere offrendo qualcosa a Carnevalone, principe della manifestazione, accompagnato dalla Quaremma che veste di nero e porta in braccio Carnevalicchio.

Non ancora sazio Carnevalone, si lancia nella gustosa battaglia tra il dolce e il salato dei ravioli dolci ripieni di ricotta, zucchero, cannella, uova, buccia di limone e conditi dalla forza del sugo di maiale e pecorino di San Mauro Forte. Qui il frastuono dei campanacci lo mandano in estasi e non può fare a meno di inseguire l’amore fra questi enormi e lunghi batacchi e le loro compagne dalle bocche larghe. Un amore consumato fino alla fine, quando si gusta il dolce più ambito del giorno: il sanguinaccio, fatto di sangue di maiale a cui si aggiunge cioccolato, mandorle tostate e tritate, cannella, latte e scorza di limone. La golosità di Carnevale non ha limiti. Dopo il dolce si ricomincia dal salato. Il “Green Man” locale, il Rumit di Satriano di Lucania, gli offre la sua “pizza chiena”, fatta con farina di frumento, uova, salsiccia, prezzemolo e formaggio a pasta fresca e stagionato. Ma non ancora sazio, vuole l’ultima specialità: la rafanata, la tipica frittata con rafano, patate e strutto.

Carnevalone e Quaremma sono i protagonisti anche del Carnevale di Montescaglioso, insieme all’inquietante “cucibocca” che silenziosamente minaccia le persone di cucire loro la bocca con il lungo ago che porta si porta dietro la notte antecedente l’Epifania. Il procedere del “cucibocca” è rallentato dalla lunga catena spezzata che ancora gli stringe il piede. Ma ad aprire il Carnevale di Montescaglioso c’è la “fus o parca”, tratta dai riti popolari in voga nella Roma antica e ancor prima nella civiltà greca. La parca di Montescaglioso, è una vecchietta immonda che lancia il fuso per strada e lo fa roteare, chi viene sfiorato attira su di sé un presagio di morte. Altre due figure tipiche sono ’u zit’ e ’a zita, la sposa e lo sposo, che interpretano il matrimonio contadino invertendosi i ruoli: i maschi fanno le femmine e viceversa.

Soppressata, lucanica o salsiccia lucana, ciccioli e strutto… che piacevole sacrificio! E poi pasta fatta in casa con sugo di carne di maiale e suoi preparati, proprio come si usa mangiare in tutta la Basilicata e in particolare nel carnevale di Aliano, patria delle maschere cornute. L’apparizione di questi demoni smaniosi, che sfrecciano per le strade armati di “ciuccigno”, il loro manganello, simbolo fallico con cui percuotono il desiderio d’amore e di cibo, è sempre accompagnata dai “frzzul”, tipico piatto locale, preparati con un filo di giunco attorno al quale si avvolge la pasta fatta in casa, che poi viene sfilata. I “frzzul” vengono conditi con formaggio pecorino e rafano, radice invernale tipicamente carnevalesca, e cosparsi di ragù di cotica e carne di maiale. Carnevalone insegue i campanelli di bronzo appesi ai mutandoni invernali delle maschere cornute, si lascia sedurre dai coloratissimi cappelli, impreziositi dalle virili penne di gallo, che lo portano all’amore e alla tavola.

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